Edimburgo
Storia e Cultura

Una città orgogliosa e indomita

Origine del nome

Ci sono diverse teorie circa l’origine del toponimo Edimburgo. Mentre il suffisso burgh significa gruppo di edifici, centro, borgo, città, ci sono diverse teorie sull’origine della prima parte del nome: “Edim”. Secondo alcuni deriverebbe dal termine celtico “Din Eidyn”, ossia “forte di Eidyn” e risalirebbe al tempo in cui la città era una fortezza per il popolo detto dei Votadini. Secondo altre fonti il termine sarebbe invece da collegare al re Clinog Eitin, la cui sede nel VI secolo era nella città scozzese.

Secondo un’ulteriore teoria, la città prese il nome di Edin-burh, dopo l’invasione degli Angli provenienti dalla regione della Bernicia. Edinburgh deriverebbe da Burgh Eiden’s, ossia borgo di Eiden, in cui  il termine borgo è usato come da usanza antica per intendere forte mentre il nome Eiden derivava dal sovrano inglese, Edwin di Northumbria. In base a questa teoria il nome Din Eidyn sarebbe solo un anacronismo.

Nascita della città

Il territorio di Dunedin, attuale Edimburgo, in età romana era abitato dai Votadini, tribù di origine celtica. Nonostante i tentativi al tempo dell’Imperatore Agricola i romani non riuscirono ad occupare le terre su cui oggi sorge Edimburgo, raggiungendo il Firth of Forth ma arretrando al di là del Vallo di Adriano nel 211.

Dopo la ritirata dei romani, nel VI secolo, la Scozia era divisa in quattro regni impegnati a difendere la regione dai vichinghi e solo nel IX secolo si creò una prima unione. Nel 1035 Duncan I, fu incorato come primo Re di Scozia.

Nel VII secolo la zona fu occupata dagli inglesi e diedero al forte di Castle Rock il nome di Eiden’s Burgh, da cui il nome attuale della città.

Secondo la tradizione, nel 854 venne fondata la prima Chiesa di St Giles.

Nel X secolo gli scozzesi conquistarono di nuovo la zona e diedero vita, grazie ai loro sovrani ad alcune delle edificazioni di cui oggi si trova traccia nella Old Town.

Alla fine dell’XI secolo Malcolm III costruì un castello in cima al Castle Rock, la regina Margaret di Wessex, fece realizzare all’interno delle mura una cappella mentre David I  fece realizzare la Abbazia di Holyrood.

La città viene nominata per la prima volta come centro a sé stante in un documento del 1124. Si tratta di un atto con cui il Re David I assegnò dei terreni alla Chieda definita Ecclesia Sanctae Crucis Edwin Esburgensis, cioè Chiesa della Santa Croce di Emburgo. Questo testo in cui il nome della città è fatto derivare dal termine Edwin, farebbe risalire l’origine della città in un periodo compreso tra il 1018, anno in cui Malcom II difese la regione dal popolo del Northumbria e il 1124. Questa cessione dei terreni fu confermata da un nuovo documento del 1170, in cui il re Guglielmo I di Scozia definisce la città Edenesburch.

Medioevo

Il primo parlamento locale si insediò ad Edimburgo nel 1215. Nel 1296 gli inglesi si impadronirono di nuovo della città in cui fu realizzata una nuova fortificazione.

Alcuni anni dopo tuttavia Thomas Randolph, re degli scozzesi, riconquistò il castello e nel 1328 costrinse gli inglesi a firmare un trattato con cui si riconosceva l’indipendenza scozzese. Lo stesso sovrano concesse nel 1329 il titolo di città ad Edimburgo. La città intanto cominciò ad essere nota per la produzione della lana, per il cui commercio si appoggiava al vicino porto di Leith. Ciò consentì alla città di svilupparsi con nuovi edifici che gli abitanti, a causa del costante scontro con gli inglesi, costruirono attorno al castello per proteggerlo. Dopo che nel 1387 gli inglesi avevano incendiato la Chiesa di Saint Giles e il Municipio, nel 1400 vi fu un nuovo tentativo di Enrico IV di conquistare il castello. Nel 1437 la città divenne capitale della Scozia. Nel 1455 furono edificate le mura cittadine per difendere la città da invasioni nemiche.

Età Moderna

XVI sec.

Il XVI secolo fu un periodo di sventure per la città, prima distrutta parzialmente da un vasto incendio nel 1530, poi nel 1544 invasa dall’esercito di Enrico VIII.

XVII sec.

Nel 1566 Maria Stuarda, regina di Scozia dal 1542, fu tenuta prigioniera per oltre 20 anni nel palazzo di Holyrood per volere della cugina Elisabetta I, regina d’Inghilterra, figlia di Enrico VIII. Nel frattempo fu costruita nel 1570 la Huntly House, fu fondata nel 1583 l’Università di Edimburgo , l’Università di Edimburgo venne fondata nel 1583 e qualche anno più tardi furono realizzato il Canongate Tolbooth e il Castello di Lauriston.

Quando Giacomo VI, dopo essere divenuto re di Scozia divenne re d’Inghilterra nel 1603, Edimburgo cessò di essere la sede del sovrano di Scozia, pur continuando ad ospitare il Parlamento. All’inizio del XVI secolo la città fu colpita dell’epidemia di peste che colpì l’intera Scozia  peste raggiunsero la città nel 1604 e nel 1645.
Nel 1633 Carlo I, introdusse un Libro delle preghiera comuni, per imporre alla Scozia il culto  anglicano. Il suo tentativo non andò a buon fine per l’opposizione della comunità e si rese necessario un patto nazionale, firmato nella Greyfriars Kirk, con cui il sovrano inglese di impegnava a rispettare la religione della Scozia.
Nel 1650 Oliver Cromwell mise a ferro e fuoco la città distruggendola nuovamente. Nonostante le molte sventure la città crebbe comunque in maniera costante e si calcola che alla fine del XVII secolo gli abitanti erano circa 50.000.

XVIII sec.

Non 1707, in seguito all’Act of Union, il Parlamento scozzese fu abolito dagli inglesi. In seguito vi furono vari tentativi scozzesi di riconquistare la città. Il più importante nel 1745 quando Carlo Edoardo Stuart occupò il Castello di Edimburgo e liberò gran parte della Scozia ma non riuscì a sconfiggere definitivamente l’armata inglese, che vinse gli scozzesi nella battaglia di Culloden il 17 aprile 1746.
Nel 1767 ebbe inizio la realizzazione, secondo canoni propri dello stile georgiano, della parte della città definita “New Town”, nata per ospitare una parte della popolazione in fase di costante incremento.

XIX sec.

Agli inizi del XIX secolo, nel 1817, fu bonificato il fiordo marino Loch Nor, che divideva la città in due parti. Nello spazio ottenuto nel 1842 furono realizzati la stazione ferroviaria e la Princes Street che con i suoi giardini divide attualmente la Old dalla New Town. Nel 1870 venne fondato l’ospedale The Royal Infirmary mentre nel 1889 fu aperta la National Portrait Gallery. Alla fine del 1800 la città cominciò ad essere illuminata da lampioni a corrente elettrica.
Nonostante una parte della città migliorava le proprie condizioni di benessere, cominciò ad esservi una povertà diffusa, soprattutto dopo l’epidemia di colera che colpì Edimburgo a metà del secolo. Mentre la città si espandeva nacquero anche le prime baraccopoli.

Dopoguerra e tempi recenti

Nel XX secolo Edimburgo si affermò sempre di più come città fondata economicamente sul terziario, in antitesi all’altro grande centro scozzese, Glasgow, principale sede regionale dell’industria. Si diffusero sempre di più banche, assicurazioni e servizi. Alla fine del secolo si è fortemente cresciuto il turismo, mentre la città ha riconquistato almeno parzialmente il ruolo politico amministrativo del passato. Nel 1996 infatti la regione Lothian viene suddivisa in quattro regioni corrispondenti a quattro precedenti distretti, tra cui la città di Edimburgo, che diventa area amministrativa della Scozia.

Nel 1999 a Edimburgo si è nuovamente insediato, dopo 292 anni, il Parlamento scozzese, , per ospitare il quale nel 2004 fu inaugurato un nuovo edificio.

    Una cultura scozzese che rivendica la propria originalità

Va sottolineato che Edimburgo è stata definita la Atene del Nord proprio per la grande ricchezza culturale che alla fine del XVIII secolo ha saputo esprimere, soprattutto nell’ambito dell’Illuminismo europeo. Non è un caso che uno dei padri dell’Illuminismo, il grande filosofo, David Hume, sia nato e vissuto nella capitale scozzese. E’ sempre nel 1700 la città si è dotata delle sue maggiori istituzioni culturali e si è affermata come centro di avanguardia in Europa anche in altri settori, quali ad esempio quello medico.

Per ciò che riguarda il passato più remoto, Edimburgo, come tutta la Scozia conserva una antica storia fondata su usanze, costumi e tradizioni che ancora oggi rivivono in abitudini e atteggiamenti locali.

Le antiche usanze

Il popolo scozzese si è sempre contraddistinto per essere dotato di un forte senso di appartenenza, cui ha sempre legato una strenua difesa della propria identità, delle proprie origini e delle proprie tradizioni che si è spesso tradotta in continue guerre di indipendenza con i vichinghi prima e con gli inglesi poi: ad esempio i clan, cui si associavano anticamente il tartan e il kilt.

Clan

La società scozzese era anticamente basata su clan e ancora oggi in Scozia i cognomi esprimono la discendenza di un individuo ad un Clan.
Il termine, che potrebbe essere collegato al concetto di famiglia, è di origine gaelico scozzese e significa “bambino”, proprio a dimostrare il rapporto filiale che lega i vari membri.
Ognuno dei clan si contraddistingueva per un suo personale disegno denominato tartan che veniva registrato ufficialmente con le sue diverse varianti.
L’origine dei clan viene fatta risalire a Santa Margherita, regina sassone, che convinse il marito, il sovrano Malcom III  concedere agli abitanti del suo regno una terra, che veniva eridata dai discendenti secondo un sistema fondiario di stampo feudale.
I clan cominciarono presto a contraddistinguersi come una sorta di piccoli regni, governati da un capo, spesso in lotta tra di loro, anche in maniera cruenta, per il dominio di un dato territorio.
Tra i clan più potenti vi fu quello dei Macdonald, presenti soprattutto nelle isole scozzesi. I membri del clan anteponevano il proprio capo persino al sovrano, almeno sino alla battaglia di Culloden del 1746, quando, dopo la sconfitta scozzese contro gli inglesi, ogni capoclan dovette giurare fedeltà al re, impegnandosi a far educare i propri figli presso la corte britannica e a rinunciare al tartan, ormai divenuto simbolo della ribellione.
Nel XIX secolo con le “Clearances”, ossia le espulsioni subite dai proprietari terrieri costretti a lasciare i loro poderi per consentire l’allevamento degli ovini e l’atteggiamento dei capiclan che spesso non difesero le proprie genti, il ruolo dei clan e il senso di appartenenza ad essi da parte degli scozzesi andò via via perdendo  forza.

Tartan

Sebbene oggi i clan non esistono più la loro, sono rimaste testimonianze che ancora oggi fanno parte del patrimonio culturale della Scozia, ad esempio il tartan.
Il termine tartan indica un disegno dei tessuti di lana scozzese, caratterizzato da ll’unione di bande orizzontali e verticali di diversi colori che, secondo un’antica usanza, contraddistingueva il clan, a cui era legato in maniera ufficiale, sulla base di una pubblica registrazione.
Con la fine dei clan il ricorso al tartan cadde in disuso e fu sostituito da un altro tipo di disegno particolare detto sett che indicava l’origine geografica o la classe sociale di appartenenza.
Fu nel XIX secolo che tornò in auge, in particolare per merito dello scrittore Sir Walter Scott, che si adoperò affinché Re Giorgio IV, in visita ufficiale in Scozia nel 1822 indossasse il tartan.
Moltissimi sono in tartan oggi esistenti e a singoli cognomi si abbinano tartan differenti a seconda dell’occasione in cui viene indossato, ad esempio per la cassia e per una celebrazione particolare. Oggi esiste una cera e propria moda con collezioni che vengono lanciate ogni anno.

Kilt

Il kilt è il gonnellino tipico della Scozia, realizzato in lana scozzese, secondo il modello del tartan, anticamente indossato per esprimere l’appartenenza ad un clan. Nella sua forma attuale il kilt è stato ideato nel XVIII secolo dal commerciante di origini inglesi, Thomas Rawlinson, Oggi il gonnellino viene indossato dagli scozzesi in particolari cerimonie. Per realizzarlo di utilizzano diversi metri di stoffa, con un lavoro di piegatura che riguarda la parte posteriore e i fianchi e una cucitura all’altezza della vita.

Highland Games

Tra maggio e settembre in tutta la Scozia si ripropongono competizioni che ricordano le lotte tra gli antichi clan. I partecipanti devono esibirsi in svariate discipline sportive, quali il lancio del martello, il lancio del tronco. Il lancio del peso o il classico tiro alla fune oppure in prove di danza o musicali, suonando la cornamusa. Per maggiori informazioni si può visitare il sito: www.highlandgames.org.uk
 

Simboli e Leggende

Cardo

Esso è il simbolo della Scozia per via di una leggenda cherisale all’XI secolo ed attribuisce ad un cardo una vittoria dell’esercito scozzese sui vichinghi.
Secondo tale leggenda i soldati dell’esercito del Re Norvegia Haakon tentarono un agguato di notte ad una divisione scozzese ma poiché un vichingo poggiò il proprio piede nudo su di un pungente cardo selvatico, svegliò gli scozzesi con le sue grida e diede loro modo di organizzarsi. Da allora gli scozzesi definirono il cardo, protettore, Guardian Thistle, e lo considerarono loro simbolo.

Leggenda di Loch Ness

Loch Ness, lago non lontanissimo da Edimburgo è noto in tutto il mondo per la presenza nelle sue acque di un gigante mostro preistorico, conosciuto come Nessie.
L’origine della leggenda risale al 565 quando fu segnalato da San Colombano il primo avvistamento del mostro. Nonostante numerosi avvistamenti dagli abitanti del luogo, solo nel 1933 la leggenda del mostro di Loch Ness assunse dimensioni planetaria. Fu in seguito alle dichiarazioni degli Spicer, una coppia di turisti, che riferirono di aver visto una grossa creatura alzarsi dal lago. Da allora è in corso una continua discussione tra la comunità scientifica che nega l’esistenza del mostro i turisti che periodicamente ne segnalano l’avvistamento.

Fantasmi

I castelli nell’immaginario collettivo, sono da sempre considerati il luogo per antonomasia dove vivono i fantasmi. I castelli di Edimburgo, ai cultori di questo tipo di storie, sono noti per esserne infestati. Secondo la leggenda all’interno del Castello di Edimburgo sono presenti diversi fantasmi: un suonatore di cornamusa, un suonatore di tamburo decapitato, oltre a prigionieri francesi e inglesi. Gli spiriti che non trovano ospitalità nel castello sono soliti ritrovarsi a Mary King’s Close, una vecchia strada cittadina. Per venire incontro alla curiosità dei turisti si organizzano ad Edimburgo dei tour con tanto di guida. Per maggiori informazioni potere visitare il sito www.mercat-tours.co.uk
 

Arte

E’ soprattutto nel XIX secolo che Edimburgo divenne una delle capitali culturali europee. E’ in questo periodo che molti pittori attratti dai suggestivi paesaggi scozzesi raggiunsero Edimburgo e le terre vicine per immortalare meravigliosi scorci sulle loro tele.
 

Letteratura

La città vanta un prestigioso passato in ambito letterario tanto che essa è stata nominata dall’Unesco città della letteratura. I più grandi scrittori scozzesi a cui Edimburgo è particolarmente legata sono Sir Walter Scott, Robert Burns, Robert Louis Stevenson, autore tra l’altro dello strano caso del Dottor Jekyl e Myster Hyde e Sir Arthur Conan Doyle, ideatore del personaggio di Sherlock Holmes. Ad Edimburgo ha realizzato i suoi maggiori racconti,  J.K. Rowling, autrice della celebre saga di Harry Potter.
 

Musica

Cornamusa

Lo strumento musicale tipicamente scozzese è senza dubbio la cornamusa, chiamata Great Highland Bagpip.
In realtà questo strumento è nato nell’Asia mediorientale e si è diffuso in Europa solo nel XII secolo. La prima testimonianza relativa alla presenza della cornamusa in Scozia è il Testamento f Mr. Andrew Kennedy del 1508. Alla fine del XVI secolo era ormai diffuso anche nell’esercito l’impiego della cornamusa come strumento musicale, il cui suono inconfondibile e possente poteva essere sentito a notevoli distanze. Si trattava delle Highland war pipes.
I suonatori di cornamusa, detti piper, avevano un ruolo importante nel clan tanto che essi disponevano di terre da lasciare in eredità ai discendenti. Il suono della cornamusa divenne presto una vera e propria arte e si affermò come la principale musica tradizionale scozzese, prima basata su canzoni popolari, sul suono di tamburi e nel caso dei nobili dell’arpa.
Nel 1700 sorsero le scuole, i piping college, dove maestri di cornamusa insegnavano a suonare lo strumento, le cui tecniche venivano in origine tramandate di padre in figlio. Il più famoso maestro di cornamusa fu MacCrimmon di Dunvengan.
Dopo la sconfitta di Culloden e la fine dell’indipendenza scozzese anche la tradizione della cornamusa andò pian piano spegnendosi. A tenerla in vita furono gli emigranti che raggiunsero il Canada dove fondarono la Nuova Scozia, e gli arruolati nei reggimenti scozzesi dell’esercito britannico. I primi continuarono l’esperienza della cosiddetta “step dancing”, ossia la danza accompagnata dalle cornamuse che secondo gli studiosi era particolarmente ritmica, i secondi continuarono a suonare la cornamusa insieme ai tamburi dei cosiddetti drummers.
In Scozia cominciò così a diffondersi il tipo di cornamusa detto military pipe band mentre caddero in disuso gli altri tipi di cornamusa: le bellows blown small pipes, cioè cornamuse a soffietto, e le Border pipes.
Oggi le cornamuse, in particolare le Highland war pipes vengono utilizzate spesso in occasione di particolari cerimonie pubbliche, parate militari o particolari eventi.